L’associazione dei Personalisti italiani richiama alla responsabilità personale e comune e al valore del dialogo in un tempo segnato da violenza e divisioni
Gli atti di violenza e i linguaggi sprezzanti che contraddistinguono questo nostro dilaniato presente ci inducono, tutti, intellettuali e non, a una riflessione seria sul senso profondo della convivenza umana.
Al di là di ogni lettura politica o ideologica, tali eventi ci interpellano, ponendoci di fronte a una domanda ineludibile: quale idea di persona e di relazione fonda il nostro modo di abitare il mondo?
I ripetuti appelli di Papa Leone XIV alla costruzione paziente della pace e al riconoscimento della responsabilità di una “maggioranza silenziosa” chiamata a non cadere nella trappola di una logica dello scontro, sono uno sprone a riscoprire il fondamento antropologico della pace.
La pace nasce dal riconoscimento della dignità incondizionata della persona, che non dipende dalle sue azioni, dal suo ruolo o dalla sua moralità. Romano Guardini ricorda che la persona possiede una propria dignità anche quando agisce in modo immorale, perché il suo essere persona precede e trascende le sue scelte.
La pace è un compito che coinvolge la formazione della coscienza personale e delle relazioni tra le persone. Si costruisce nel dialogo, paziente e accogliente, nel riconoscimento reciproco e nella responsabilità verso la vita dell’altro, in modo particolare quando essa è più fragile.
