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Intervista a Giorgio Rivolta

Intervista di Clemente Sparaco, in occassione della presentazione del volume “Il Personalismo italiano”, apparsa su “Comunità” del 15 febbraio 2026.

Prof. Rivolta, quale motivo vi ha persuasi a comporre il libro? «Lo stesso che ci ha condotto a fondare ai primi del 2020 Persona al Centro. Associazione per la Filosofia della Persona, e cioè la consapevolezza della presenza polivalente, multidimensionale, planetaria della questione della persona. Essa si trova profondamente implicata ovunque in una crescente quantità di sfide come forse mai era accaduto in passato».

Come si situa il libro nell’attuale dibattito sulla persona? «I diversi saggi che lo compongono offrono un panorama variegato e stimolante di concezioni della persona, che possono essere ricondotte a una duplice istanza: la prima, senza negare il segno che il tempo inesorabilmente lascia sulla fisionomia umana, afferma il valore indistruttibile e inviolabile della persona; la seconda, pur senza negare certe invarianze, pensa che la persona sia il suo stesso costruirsi storico, culturale e sociale».

Qual è l’approccio ermeneutico? «Il libro non vuole essere un’esposizione generale degli autori in gioco, quanto una concentrazione e focalizzazione sulla loro elaborazione concernente l’idea di persona e di personalismo».

Qual è l’intento? «L’intento sta nel considerare il personalismo italiano degli ultimi 60 anni, allo scopo di ampliare e aggiornare il quadro della tradizione personalista del nostro Paese, inserendovi nuove voci, motivi e problematiche che non compaiono nel quadro storiografico sinora svolto».

Come ultima domanda, professore, le chiedo perché parlare di persona è attuale? «La persona è sorgente di molti paradossi, il più importante è che il singolo sta più in alto del genere, essendo ella una totalità, per cui la società non è un tutto composto di parti, bensì un tutto composto di tutti. L’io nella natura è un granello irrilevante del cosmo, ma nello stesso tempo vale come un universo spirituale che va oltre la materia e la particolarità. Pertanto, occorre mettere in guardia da ogni riduttivismo, proveniente dalla politica, dal secolarismo, dalle tecnologie sempre più invadenti e manipolanti, dalle culture dell’uomo a una dimensione. Né, tantomeno, basta un’indagine teorica ad attingere la profondità della persona».

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